ultimo suono
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Se dovessi scegliere l’ultimo suono da udire in punto di morte, non avrei dubbi: le grida delle scolaresche. All’entrata e all’uscita di una suola dell’infanzia, anche semplicemente passando al fianco di una finestra o di un cortile interno, quei grembiulini azzurri o rosa, vivaci, veloci nei movimenti e negli sguardi, inneggiano alla vita. Grida innocenti, acuti di gioia, che perforano il cuore, un meraviglioso rimedio per ogni dolore, per ogni mestizia. Saper ascoltare, guardare, tutto l’incomprensibile mistero racchiuso in quegli occhi, in quella spontaneità, in quelli voci, è la capacità di comprendere la grandezza universale dell’esistenza, della vita, di quello che eravamo e più non possiamo essere. In un attimo, il riassunto di una transizione durata un intero percorso al suo volgere, ma ammantata di malinconica felicità.